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 UN WEEK-END A... OTRANTO 
Nel lembo di terra più levantino della penisola italica, si trova, incastonata a 20 metri sul livello del mare, la splendida Otranto. La sua posizione geografica la ha resa, nei secoli, crocevia di popoli e civiltà, donandole un fascino che continua a rapire ogni visitatore. Trascorrere un fine settimana ad Otranto, significa immergersi nella storia del Mediterraneo. Gli insediamenti umani nell'area otrantina risalgono al neolitico, come testimoniano le splendide pitture murali ritrovate nella Grotta dei Cervi presso Porto Badisco. La fondazione della città d'Otranto, invece, risale all'età Magnogreca e, molto probabilmente, fu opera di coloni iapigi. Anticamente il suo nome fu Hydruntum, poiché essa sorgeva alla foce del fiume Idro. Dopo la conquista romana del Salento, avvenuta nel 261 a.C. , Otranto assunse il ruolo di nodo stradale di collegamento tra Brindisi e Taranto, nonché di porto principale per i collegamenti verso l'Epiro ed il Peloponneso. Durante quegli anni la città si espanse notevolmente. La sua importanza come porto commerciale crebbe ulteriormente tra il VI ed il IX secolo d.C. , durante la dominazione bizantina. Inoltre, Otranto divenne un importantissimo centro culturale e di potere politico. La vitalità commerciale del porto d'Otranto si mantenne inalterata anche durante il governo normanno, iniziato nel 1068. Mercanti veneziani, greci, armeni, ebrei e slavi facevano tappa fissa ad Otranto e contribuivano a riempirla di vita e danaro. Furono questi gli anni in cui venne costruita la meravigliosa Cattedrale (1088). Verso la fine del XIV secolo, con la caduta della casata di Svevia, che aveva coltivato con grande vigore le sue mire orientali, le sorti di Otranto iniziarono a declinare. La pagina più celebre della storia di Otranto fu scritta nel 1480. Il 28 luglio di quell'anno la flotta turca di Acmet Pascià approdò nel porto cittadino. L'assedio musulmano fu violentissimo. Chi non volle convertirsi all'Islam fu trucidato senza pietà. Furono ottocento coloro che affrontarono la morte in nome della fede cristiana. L'anno seguente, l'8 settembre, le truppe di Alfonso duca di Calabria, liberarono Otranto dai turchi. Le spoglie degli ottocento martiri otrantini, furono deposte nella cripta della Cattedrale per espresso volere del pontefice Sisto V. L'ingresso della città riporta i visitatori ai terribili giorni dell'assedio turco. La Porta Alfonsina, principale accesso, e le torri della cinta muraria, in particolare la "Duchesca" e l'"Ippolita", furono fatte erigere da Alfonso d'Aragona a difesa della città proprio dopo quegli avvenimenti. Inoltre, agli angoli di delle strade si trovano, ancora oggi, le granitiche palle di cannone con cui i turchi piegarono la resistenza degli otrantini. Passeggiando per le vie lastricate di pietra viva del centro storico, si possono osservare le case che si sviluppano su due piani, alcune delle quali sono abbellite da una corte interna, tutte caratterizzate da una profonda semplicità. Partendo da piazza Garibaldi, percorrendo via Scupoli, si giunge alla piccola basilica di S. Pietro. Essa è una delle più preziose testimonianze d'età bizantina presenti ad Otranto, ed è considerata simbolo della "grecità" che sempre informò di sé il Salento. Caratterizzata da un impianto a croce greca, presenta al suo interno, otto colonne a capitelli prismatici smussati. Le quattro colonne centrali sorreggono la cupola, invece le quattro laterali appaiono per metà incastrate nelle pareti. Le tre absidi semicircolari sono anche visibili all'esterno, con la loro forma cilindrica. Imboccando via Leonardi si giunge sul Bastione dei Pelasgi. Passeggiando lungo il Bastione si può ammirare la configurazione del porto collocato in un'insenatura naturale e quindi perfettamente armonizzato col paesaggio circostante. A questo punto è d'obbligo fare una sosta per visitare la splendida Cattedrale. Essa è indubbiamente uno dei più sublimi esempi del romanico pugliese. La sua facciata, affiancata da una torre campanaria a due piani, è arricchita da un rosone di stile gotico-arabo risalente al '400, nonché da un bel portale seicentesco. L'interno è ripartito in tre navate disegnate da quattordici colonne di granito, sormontate da capitelli romanici. La cappella, ricavata nell'abside destro, custodisce le ossa dei martiri del 1480. Il pavimento della basilica è ornato da un formidabile mosaico, realizzato nel 1166 ad opera del presbitero otrantino Pantaleone. Le immagini raffigurate rappresentano temi delle Sacre Scritture, ma anche a motivi profani, come allegorie di bestiari, dei mesi dell'anno, e rappresentazioni popolari e fantastiche. Sotto l'abside si trova la cripta il cui soffitto, formato da volte a crociera, è sorretto da sessantotto colonne. Sulle pareti sono ancora visibili delle pitture bizantine. Infine, se da piazza Basilica, imbocchiamo via del Cenobio Basiliano raggiungiamo piazza Castello, dove s'erge l'imponente maniero aragonese. Il Castello è caratterizzato da una pianta pentagonale, con tre torri circolari a tre spigoli. Lo spigolo nord-orientale è difeso da un enorme sperone proteso in direzione del porto. L'ingresso, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V, introduce al cortile dov'è situata la scala che porta al ballatoio da cui si può accedere agli ambienti posti al piano superiore. Dai bastioni del Castello è possibile ammirare un panorama incantevole, la città, il porto ed in giornate di cielo particolarmente terso l'intero Canale d'Otranto, fino alla sponda opposta. Prima che il weekend termini, però, è d'obbligo godersi anche il mare che custodisce la bella Otranto. Non dimentichiamo che quest'anno il mare otrantino è stato premiato con la Bandiera Blu dell'Unione Europea.


Testo: Nicola Di Molfetta
Foto: Archivio Xenia

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