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convoglio che lascia la stazione di S. Severo sembra
uscire controvoglia dall'ombra delle pensiline: appena
fuori il sole del tavoliere lo avvolge in una luce bianchissima.
L'occhio ha bisogno di tempo per abituarsi al forte
contrasto della luce esterna con l'ombra ariosa dello
scompartimento poi, comodamente seduti, iniziamo a goderci
il panorama che sfila lento dal finestrino.
Attraverso le linee ferroviarie è possibile raggiungere
località turistiche rinomate come Rodi Garganico
o Peschici senza dover sopportare lo stress della guida,
senza problemi di code o parcheggi. Per di più
alcune stazioni come quelle di Rodi, S. Menaio e Peschici-Calenelle
distano solo pochi metri dalla spiaggia. E dove la strada
ferrata non può arrivare sono stati predisposti
sistemi di autolinee che offrono una copertura capillare
del territorio fornendo così un servizio indispensabile
al turista che non si accontenti di conoscere in maniera
superficiale questa parte della
Puglia. Ma se il mezzo di trasporto è funzionale
al raggiungimento di una meta non è detto che
la meta non possa essere il viaggio stesso: il treno
attraversa zone del promontorio che non sarebbero raggiungibili
con l'auto ed offre dal finestrino punti di vista grandiosi
ed insoliti. Lasciata la stazione di S. Severo il treno
attraversa vigneti ed uliveti finché, arrivato
nella stazione di S. Marco in Lamis, non si trova al
cospetto dei ciclopici bastioni della montagna. Campi
di pomodoro si stendono fin dove il terreno è
pianeggiante poi le coltivazioni lasciano spazio alla
gariga, ambiente frequente nelle aree più secche
del mediterraneo. Passando fra olivi, fichi
d'india, olivastri e carrubi il treno si prepara al
tratto più duro dell'intera linea: la salita
che lo porterà con curve strettissime al passo
di Ingarano; dai suoi 273 metri di altezza appaiono
i laghi di Lesina e di Varano e in fondo il mare. A
queste altezze i boschi di querce cominciano a sostituirsi
alla macchia, ma l'elemento predominante del paesaggio
è la pietra, fenomeno non insolito nel paesaggio
pugliese. Si attraversa una zona interessata da imponenti
fenomeni geologici dovuti alla natura carsica del sottosuolo,
gole, grotte e dirupi caratterizzano l'ambiente in questa
parte del percorso. Il treno arriva a Sannicandro, paese
che merita una visita per il suo centro storico, la
Cattedrale (del 1535) e il castello del sec. XV, attribuito
a Federico
II. Chi abbia interessi più schiettamente naturalistici
troverà nel territorio di Sannicandro, spettacolari
fenomeni carsici come la grotta di Pian della Macina
e, circondata dal bosco, la Dolina Pozzatina, una delle
più grandi depressioni naturali d'Italia. Passato
Sannicandro la ferrovia continua a salire finché,
oltre il bivio Capoiale, dopo la sosta a Cagnano Varano,
ridiscende sul livello del mare per costeggiare il lago
omonimo, luogo di stazionamento, insieme al vicino lago
di Lesina, di numerose specie di uccelli e quindi meta
imperdibile per gli appassionati di birdwatching. Il
paesaggio si è addolcito e alla roccia e alla
macchia adesso si sostituisce una piana ricca di olivi
dominata dal paese di Carpino, disposto ad anfiteatro
sull'altura subito prospiciente il lago. Un tramonto
di fuoco nello specchio del lago di Varano è
già sufficiente a giustificare una visita al
paese, ma anche il suo centro storico è degno
di attenzione e merita considerazione. La ferrovia non
raggiunge direttamente l'abitato come accade anche per
i paesi di Ischitella e Vico del Gargano, ma i paesi
sono tutti efficientemente serviti dalle autolinee,
quindi non è un problema raggiungerli al termine
della corsa in treno. I binari adesso scorrono a pochi
metri dal mare e sulle alture circostanti iniziano le
pinete che coprono la zona costiera del promontorio
fino a Mattinata, senza soluzione di continuità.
Appollaiata
su un piccolo promontorio appare la cittadina bianca
di Rodi, una delle star del turismo balneare garganico:
la linea prevede più di una fermata direttamente
su questo splendido litorale proprio per soddisfare
le esigenze dei tanti frequentatori delle sue spiagge.
Rodi è inoltre porto di scalo per i traghetti
che raggiungono le isole Tremiti. La ferrovia scorre
fra la sabbia e la pineta e il profumo della resina
invade gli scompartimenti quando si percorrono gli ultimi
chilometri di questa tratta, quelli che dividono la
stazione di S. Menaio da quella di Peschici-Calenelle.
All'ombra degli oleandri l'ultima stazione sonnecchia,
stordita dal sole e dal canto delle cicale, si risveglia
di soprassalto solo in occasione dell'arrivo del convoglio,
ma presto ripiomba in un compiaciuto dormiveglia e il
tempo ritorna a scorrere con i ritmi sospesi del Mediterraneo
garganico.
Testo e foto: Peppe
Allegretta
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