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I
Longobardi che nel VII secolo occuparono il Sud dell'Italia
furono colpiti dalla somiglianza tra il loro dio della
guerra Wotan e l'Arcangelo Michele, che l'iconografia
occidentale rappresentava con spada e scudo. Perciò
elessero il Santo a loro protettore e la grotta di Monte
Sant'Angelo a santuario nazionale, e a maggio e settembre
salivano al Gargano percorrendo quella che da loro prese
il nome di "Via sacra Longobardorum". Il tragitto,
lungo il quale si trovavano strutture ricettive per
i pellegrini, partiva da Benevento, capitale del ducato
che avevano fondato, e sul percorso dell'antica Via
Traiana, con alcune deviazioni, portava i fedeli all'odierna
San Severo; da qui la strada si arrampicava sul promontorio
e lungo la valle di Stignano portava a San Marco in
Lamis, al convento di San Matteo, a San Giovanni Rotondo,
e infine a Monte. Quando i guerrieri "dalla lunga
lancia" arrivarono in Puglia, il santuario micaelico
era mèta di pellegrinaggi già da mezzo
secolo. Con l'Editto di Milano del 313 Costantino aveva
riconosciuto libertà di culto al cristianesimo,
che poi si era affermato nell'impero come religione
di stato, e nella prima metà del '500 la nuova
fede, che sul Gargano si irradiava dalla sede vescovile
di Siponto, aveva a poco a poco soppiantato i vari culti
pagani occupandone gli antichi templi, come quelli dedicati
a Giove Dodoneo,
Diana e Podalirio. Ma il promontorio è ricordato
come sede di culto già da Strabone, lo storico
e geografo greco vissuto all'inizio dell'era cristiana,
che nel suo "De situ orbis" scrive: "Nel
territorio della Daunia, su un monte chiamato Drion
esistono due templi: uno sulla sommità, dedicato
a Calcante, e l'altro, sulla parte più bassa,
a cento stadi dal mare, dedicato a Podalirio."
Per secoli quello di San Michele fu nel gruppo ristretto
dei massimi santuari della cristianità, che potevano
fregiarsi della croce a doppia traversa, insieme a San
Pietro a Roma e al Sacro Sepolcro di Gerusalemme. Nella
geografia dei pellegrinaggi tra XI e XII secolo la Puglia
si trovò al centro dell'itinerario che da San
Giacomo di Compostella, in Galizia, portava a Gerusalemme
in Palestina. Lungo questa via maestra della fede il
"sacro speco" di Monte aveva acquistato così
grande notorietà e prestigio da diventare una
tappa obbligata per devoti e crociati diretti in Terra
Santa, che a Siponto trovavano il porto ideale per imbarcarsi
e a San Leonardo di Lama Volara un ospedale dei Cavalieri
Teutonici quando tornavano malati, feriti, afflitti
dai parassiti. Grande importanza assunse in quel tempo
la strada che da Benevento portava a Siponto, e che
dai Franci, come venivano chiamati viaggiatori, guerrieri
e soprattutto pellegrini provenienti dall'Europa occidentale,
fu chiamata via Francigena. Il Gargano, per la sua stessa
natura congeniale a fede e leggende, ha continuato ad
attirare pellegrini - semplici fedeli, papi e imperatori
- nei secoli successivi fino ai nostri giorni. Nella
seconda metà di questo secolo, accanto ai santuari
già noti dall'antichità ha visto sorgere
e svilupparsi
a San Giovanni Rotondo il fenomeno legato a Padre Pio,
il cappuccino di Pietrelcina che nel convento di Santa
Maria delle Grazie ha conosciuto l'esperienza mistica
delle stimmate. Alla cella e al confessionale del frate
hanno cominciato ben presto a recarsi migliaia di fedeli
che si sono moltiplicati mano a mano che cresceva la
sua fama di santità. Oggi San Giovanni Rotondo
è il santuario più visitato in Europa,
dove si recano ogni anno milioni di seguaci provenienti
da tutto il mondo. E insieme a quelli di Padre Pio e
San Michele, i pellegrini che si recano sulla Montagna
Sacra continuano a visitare i santuari di Santa Maria
e San Leonardo a Siponto, il convento di San Matteo
a San Marco in Lamis; e infine, scendendo dal promontorio,
il santuario dell'Incoronata, nel bosco a dieci chilometri
da Foggia.
Testo: Stefano Tatullo
Foto: Angelo Antelmi
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