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Nodo
focale della città è Piazza Duomo, una
tra le più belle d'Italia. Vi si accede da un
passaggio angusto così lo scenario ampio, signorile
ed elegante si apre inatteso a chi vi si affaccia per
la prima volta. La sua spettacolare teatralità
colpì non poco i dotti viaggiatori del secolo
scorso alla scoperta dei tesori della Terra d'Otranto.
Il tedesco Ferdinand Gregorovius, dichiarò: "non
ho mai visto facciate con decorazioni tanto ricche come
qui", il francese Paul Bourget vi riconobbe "fantasia
lieve, folle eleganza e grazia felice", l'inglese
Martin Briggs provò il coup de foudre per le
opere d'arte. La piazza è una sorta di scena
teatrale: intorno ad un cortile si allineano il Duomo
con il campanile, il Palazzo Vescovile e antichi palazzi.
Spettacolare, il Duomo fu costruito una prima volta
nel 1144, poi nel 1230. Fu completamente ristrutturato
negli anni tra il 1659-70 da Gustavo Zimbalo a cui si
deve l'attiguo campanile. La facciata principale, piuttosto
semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in
due ordini arricchiti dalle statue di S.Gennaro, di
S. Ludovico e dei SS Pietro e Paolo. La facciata laterale
è riccamente decorata: lo sfarzoso portale, presenta
ai lati due nicchie con le statue di S. Giusto e Fortunato,
ed è sovrastato da una balaustra con al centro
la maestosa statua di S. Oronzo. Dunque le due facciate
sono completamente diverse: quella principale, in posizione
poco visibile, è assai più sobria dell'altra,
riccamente decorata. Tale differenza si spiega con ragioni
urbanistiche: chi entrava nella piazza si trovava di
fronte la facciata laterale e non il prospetto principale;
da qui la necessità di attribuire a questa parte
una importanza maggiore, realizzando quasi un arco del
trionfo. Nella
facciata principale che rappresenta l'ingresso cerimoniale,
gli ordini sono regolari e possiamo senza dubbio immaginare
che, nelle occasioni ufficiali, era verso questo ingresso
che veniva incanalato l'afflusso; trattandosi dell'ingresso
in asse all'altare maggiore, era quello ritualmente
più importante. All'opposto la facciata laterale,
secondaria rispetto alla simbologia liturgica, si carica
di quella ricchezza ornamentale che fa di essa una delle
immagini emblematiche del barocco leccese. I suoi giochi
plastici e le figure che ospita, ritagliati nel cielo,
sembrano danzare nella luce. È come un apparato
processionale pietrificato, e la pietra stessa è
quella calda e tenera di Lecce, priva di qualsiasi rigidità
e ricca di luci e di ombre assolute. L'interno del Duomo,
a croce latina, a tre navate divise da pilastri e da
semicolonne, è arricchito da dodici altari, oltre
il maggiore e da opere pittoriche realizzate da valenti
artisti. La navata centrale e il transetto sono coperti
da uno splendido soffitto ligneo a lacunari intagliati
e dorati, risalente al 1685, nel quale sono incastonate
le tele realizzate da Giuseppe da Brindisi, raffiguranti
la Predicazione di S. Oronzo, la Protezione dalla peste,
il Martirio di S. Oronzo. In fondo all'abside si può
ammirare il pregevole, sontuoso altare maggiore in marmo
pario e bronzo, dedicato a Maria Assunta. La realizzazione
dell'opera fu affidata dal vescovo Sersale ai marmorari
napoletani, ad Oronzo Tiso fu invece commissionata la
realizzazione del grande quadro centrale dell'Assunta
e dei due laterali raffiguranti Il sacrificio di Noè
dopo il diluvio e il sacrificio del profeta Elia. Nel
transetto il primo altare che si trova è quello
del Crocifisso e del Sacramento (1780) che sostituì
quello che vi aveva eretto il vescovo Pignatelli nel
1687. Di fronte a questo altare non si può non
rimanere colpiti dal profondo contrasto tra l'eleganza
e la ricchezza del contesto e l'essenzialità
della croce lignea che si staglia possente
sullo sfondo. L'episcopio naturale prosecuzione della
facciata principale del Duomo è un'opera settecentesca
di Emanuele Manieri che conferisce alla piazza eleganza
sobria e raffinata. Pregevole lafacciata: su un alto
basamento bugnato poggia un profondo portico arcuato
su cui campeggia imperioso lo stemma del vescovo committente
Carafa. Busti di personaggi illustri impreziosiscono
di storia la balaustra sormontata, nella parte centrale,
da uno dei primi orologi pubblici della città
realizzato nel 1764 dal leccese Domenico Panico. L'ottava
meraviglia del mondo, così fu definito il Seminario
dai contemporanei; la facciata sobria, raffinata, elegante
ma possente, riccamente e minuziosamente decorato l'interno.
Questo magnifico monumento che occupa gran parte del
lato destro della piazza fu disegnato alla fine del
'600 da Giuseppe Cino senza risparmio di bugne, di paraste,
di logge, colonne e fregi ornamentali e fu inaugurato
il 1709. L'architetto, nell'ordine gigante bugnato dell'imponente
facciata, seguì l'idea che diversi decenni prima
aveva sviluppato G. Zimbalo per la facciata del convento
dei Celestini, il prospetto della facciata infatti è
bugnato ed è scandito da due serie di otto finestre
elegantemente incorniciate, al centro il portone d'ingresso
è sovrastato da un ampio balcone centrale sormontato
da archi. L'edificio è poi coronato da una balaustra
che chiude elegantemente il piano inferiore, e rappresenta
una sorta di base per il piano successivo di epoca posteriore.
All'interno
si possono osservare i severi busti dei dottori della
chiesa: a destra S. Attanasio, S. Tommaso d'Aquino,
S. Gerolamo, S. Ambrogio; a sinistra: S. Giovanni, S.
Crisostomo, S. Bonaventura, S. Agostino, S. Gregorio
ma, una volta pervenuti nel cortile interno del seminario,
ci si ferma stupefatti dinanzi ad una vera e propria
gemma del barocco leccese, il celebre e magnifico pozzo
del Cino. Posto al culmine di quattro gradini circolari,
finemente decorato con fregi e festoni di fiori e frutti,
il pozzo è poi coronato dalla statua di una figura
femminile che sembra danzare lievemente su un arco snello
sorretto da amabili putti. Il maestoso campanile si
staglia nel cielo con i suoi quasi 70 metri di altezza,
fu eretto dallo Zimbalo tra il 1661 e il 1682; si eleva
grandioso e slanciato con balaustre, padiglioni attorniati
da guglie piramidali, raffinate decorazioni ed è
coronato in cima da una sorta di tempietto ottagonale
sormontato dalla cupola con i suoi quattro pinnacoli.
Una banderuola girevole che effigia il santo patrono
di Lecce svetta in cima e sembra guardare dall'alto
tutto il Salento, i suoi affascinanti paesaggi naturali,
le sue coste, il suo limpido mare.
Testo: Carmela Strignano
Foto: Angelo Antelmi
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