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 GLI IPOGEI DELLA DAUNIA 

Il vasto territorio racchiuso dal bacino del fiume Fortore e dal basso corso dell'Ofanto, incluso il promontorio del Gargano e l'area del melfese, sin dall'antichità viene denominato Daunia, dal nome della popolazione, i dauni, che nel I millennio a.C. caratterizzò culturalmente la parte settentrionale della Puglia. Estendendo oltre i limiti del periodo di effettiva pertinenza la denominazione della civiltà che ha fortemente permeato di sè questa terra, andiamo a ritroso sino alla media età del bronzo (1700-1500 a.C.).
Tutto ciò per descrivere un fenomeno architettonico grandioso che interessò l'antica Daunia: un complesso di spettacolari ipogei scavati nella roccia calcarea per celebrarvi suggestivi riti legati ai misteri della vita e della morte e come sepolcri per i defunti. Ipogeo, infatti, è il termine che in architettura indica un vano sotterraneo, scavato nella roccia o in muratura, adibito a sepoltura o a luogo di culto, o presso i popoli primitivi ad abitazione. In Puglia l'uso di scavare piccole stutture sotterranee risale alla fine del neolitico (IV millennio a.C.), ma è soprattutto con la media età del bronzo che la pratica si diffuse ampiamente e fecero la loro apparizione i primi grandi ipogei.
Nell'ambito della Daunia meridionale è importante il grande "Ipogeo dei Bronzi", rivenuto nel territorio di Trinitapoli (Fg). L'architettura di questo, come di altri ipogei, si fa più complessa: un corridoio di accesso a cielo aperto (dròmos) conduce ad una zona intermedia tra l'esterno e l'interno (una sorta di stòmion); proseguendo per un'altro corridoio con volta a botte ed immettendosi in un vestibolo, si accede così nel grande ambiente principale. Utilizzato dapprima come luogo di culto a servizio di un vasto territorio (XVIII sec.a.C), l'Ipogeo dei Bronzi viene inglobato in una seconda struttura prettamente funeraria tra XVII e XVI sec. a.C. Appartengono a questa fase i corredi funerari costituiti da armi, monili e gioielli in bronzo o dalle collane in ambra e pasta vitrea appartenute, quest'ultime, alla famosa "Signora delle Ambre".
Non meno importanti sono gli ipogei di Canosa, uno dei maggiori e più ricchi centri dell'antica Daunia. Risalgono alla seconda metà del I millennio a.C. e costituiscono delle vere e proprie dimore per i defunti appartenenti alla classe aristocratica canosina (i Principes), che si ispira ai modelli ellenici ed in particolare macedoni. Interamente scavati nel banco di tufo e decorati con intonaci colorati, gli ipogei canosini sono caratterizzati da un ampio dròmos di accesso, da ingressi monumentali secondo gli ordini architettonici greci e da numerose camere, con il soffitto il più delle volte piatto con travi intagliate nel tufo, che si diramano dal dròmos dando vita ad una pianta a croce latina. Tra questi il complesso monumentale più importante della città e dell'intera regione è certamente quello degli "Ipogei Lagrasta".
Per ciò che riguarda i reperti dei ricchissimi corredi, dispersi nei musei di tutto il mondo, sono famosi i vasi apuli a figure rosse dell'"Ipogeo del Vaso di Dario" esposti al Museo Archeologico di Napoli, i gioielli della principessa Opaka della "Tomba degli Ori" presso il museo di Taranto e lo straordinario corredo della "Tomba Varrese", da sempre diviso tra i musei di Bari e Taranto, ed oggi eccezionalmente riunito negli spazi espositivi di Palazzo Sinesi di Canosa.


Testo: Luigi Di Gioia

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