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12-IX-1943: L'ECCIDIO DI BARLETTA 
Il luogo dove avvenne l'eccidio: sul muro si
vedono ancora distintamente i buchi provocati
dai proiettili delle mitragliatrici.

"Quelli che erano amici, sono diventati nemici, e quelli che erano nemici sono diventati amici…c'è grande fermento". Con queste parole il tenente Carmelo La Rosa, grottesco personaggio del capolavoro cinematografico di Gabriele Salvatores, "Mediterraneo", spiega agli sventurati commilitoni, dispersi ed abbandonati sull'isola di Megisti, ciò che in Italia era avvenuto dopo l'8 settembre.
Il grande fermento, in realtà, corrispondeva, da un lato, allo smarrimento di gran parte della popolazione civile e militare italiana. Dall'altro, alla rabbia ed alla sete di vendetta dei tedeschi traditi.

Il colonnello Grasso che, in quei tragici giorni, comandava il presidio di Barletta dell'esercito italiano.

Al momento dell'armistizio, a Barletta erano di stanza oltre tremila ufficiali e soldati appartenenti al 15° reggimento costiero ed ai reparti di fanteria, artiglieria, e marina. L'incertezza e la confusione che segnarono le giornate del 9 e 10 settembre, vennero spazzate via nelle prime ore dell'11. Dal comando territoriale del IX Corpo d'Armata, giunse un fonogramma che ordinava di "considerare le truppe germaniche come truppe nemiche et agire di conseguenza". Le parole del generale Caruso accesero la resistenza delle milizie italiane, che durante tutta la mattinata dell'11 settembre, lottarono strenuamente per impedire ai tedeschi d'impadronirsi del Deposito misto Egeo. Mentre attorno alla città si verificavano questi scontri, all'interno dell'abitato, iniziava il dramma che avrebbe determinato il massacro del giorno seguente. Due motocarrozzette porta ordini tedesche, caddero in un'imboscata, nei pressi di Piazza Roma. Due soldati nemici furono assassinati.
Il giorno seguente la reazione tedesca fu incontenibile. Con violenza spietata, colpendo senza il minimo scrupolo obiettivi civili e militari, le truppe nemiche piegarono la resistenza della città. I tedeschi entrarono a Barletta con 400 uomini della divisione "Goering" ed un reparto di SS, guidate dal capitano Brunn. Bisognava riportare ordine e per farlo occorreva un esempio. Un manipolo di soldati tedeschi fu incaricato di scovare i responsabili della morte dei due di Piazza Roma. In tre si recarono presso l'Ufficio Centrale dei Vigili, in Via Vecchia Cappuccini n. 2, oggi Renato Coletta, probabilmente convinti che lì qualcuno conoscesse i nomi di colpevoli. Il maresciallo dei vigili, Francesco Capuano, prima che i tre tedeschi facessero il loro ingresso, ordinò ai suoi uomini di liberarsi delle pistole di ordinanza per evitare qualsiasi rappresaglia. Gli undici vigili e due netturbini presenti, furono fatti uscire. I soldati tedeschi li condussero verso il monumento dei caduti. Lì erano presenti altri soldati che bloccavano ogni via d'accesso. La tensione di quei momenti fu rotta dalle urla rabbiose di un ufficiale tedesco, ferito ad una mano da un cecchino. Dopo aver bisbigliato qualcosa ai suoi, gli undici vigili e due netturbini furono fatti disporre lungo il lato sinistro dell'Ufficio Postale. In quel momento il disegno di vendetta dei tedeschi apparve chiaro.

Piazza Monumento , dove vennero radunati i vigili urbani e i netturbini prima di essere fucilati.

Stavano per essere fucilati. Venne scattata la foto documentale, quindi fu sparata la prima raffica di colpi. Feriti in modo più o meno grave, i tredici martiri, si strinsero l'uno all'altro per cercare una futile protezione. La seconda raffica di colpi, però, non lasciò nessun superstite. Almeno in apparenza. Sotto il cumulo di cadaveri, infatti, il giovane vigile urbano aggiunto Francesco Paolo Falconetti, era ancora vivo. Ad accorgersene fu una donna, Addolorata Sardella, che aiutata da altre persone riuscì a portare al sicuro il ferito. L'episodio di Barletta fu rivelatore del torbido progetto di vendetta che i tedeschi misero in atto, nel nostro Paese, subito dopo l'armistizio. Un evento che le milizie germaniche avevano paventato negli ultimi mesi di guerra e contro il quale si stavano da tempo preparando.
I segni di quell'infausto giorno sono ancora visibili, nel muro sinistro dell'Ufficio Postale. I buchi lasciati dai proiettili, non sono mai stati ricoperti in perenne ricordo di quel tragico avvenimento. Nulla di eroico vi fu in quella morte, ma solo la bieca celebrazione di un sadico rito chiamato guerra.

Testo: Nicola Di Molfetta

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