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MICHELE MIRABELLA

Michele MirabellaIL PROFESSOR MIRABELLA BACCHETTA LA PUGLIA INTERA

E’ sempre un piacere parlare con un grande televisione italiana come Michele Mirabella. Non è casuale l’appellativo di Professore, perché il suo parere lucido e intrigante rispetto a certe tematiche, risulta piacevole all’ascolto. E’ un gran narratore di storie.
Nell’elegante cornice del Palace Hotel a Bari, ci ha parlato del disagio che prova nel vedere i cambiamenti in negativo di una regione bella ma con tanti problemi di inciviltà.
L’intervista comincia durante l’aperitivo, sorridendo su certi modi di dire in alcuni paesi:
“Vè, cammin la vill”, Vai a camminare la villa, dove “il moto per luogo – secondo Mirabella -  è sostituito da un complemento oggetto molto intrigante. Uno che viene invitato a camminare qualcosa, lasciando i solchi sulla strada del suo passaggio. Se ci pensiamo il dialetto è speso esauriente perché rende efficaci i discorsi con locuzioni sbrigative…. Perché si dica sopra e sotto quando invece il percorso è orizzontale resta un mistero molto affascinante.
La faccia si scurisce quando con molta decisione, ha cominciato a sottolinere le brutture di questa terra. Michele Mirabella sa essere molto critico e spietato:

La puglia mi fa arrabbiare. E’ diventata caotica ed io mi rifugio in albergo, quando sono a Bari,  perché ho bisogno della città e trovo solo in posti come questo quella signorilità che oggi manca in Puglia. Il lusso però ha un costo e a sud di Bologna devi pagarlo per avere un certo livello di ricettività. Guardi, io detesto la sporcizia, tutto questo rumore e mi tocca dirlo, non sopporto la maleducazioni dei pugliesi, i quali, quando vanno fuori sono maestri di signorilità ed eleganza ma in casa loro…. E’ una cosa avvilente per la Puglia.  .

Se dovesse consigliare una meta pugliese ad un suo amico settentrionale, quale?

Cortina d’Ampezzo.

In Puglia…

Capri…
Lo manderei dovunque ma poi dovrebbe tornare a dormire a Roma. E come fai a dormire in Puglia? Ci sono delle strutture che hanno imparato dal nord e oggi accolgono amorevolmente i turisti: Il melograno, agriturismo di primo ordine verso Ostuni, la masseria San Domenico, posto splendido, il Relais San Marco, tra Bitonto e Santo Spirito, della signora Maria Speranza. Un posto dove campeggiano ulivi centenari e una bellissima chiesa del Mille, che non prevede assolutamente una clientela folta. Se ci pensiamo,  la ricettività media in Puglia, fa schifo. Per trovare qualcosa di qualità, devi partire dalle quattro stelle. O comunque, se non hai conoscenze di alcun tipo o non sai come muoverti, rischi di imbatterti in alberghi a due stelle che generalmente risultano squallidi, improvvisati.
Non c’è la cultura della ricettività. La stessa cosa per i ristoranti. Il ristorante medio pugliese è tremendo, con questo vizio che hanno di riempirti di antipasti ingordi che ti tolgono il piacere di consumare il resto. Quello che un tempo si consumava in una settimana, oggi si mangia durante gli antipasti…Quando hanno avuto anche il coraggio di metterci il pesce fra gli antipasti…
A tavola, poi, mi hanno servito un’insalata di wurstel, panna e sedano che non fanno di certo parte della nostra tradizione, fatta di ingredienti semplici. Inoltre, da un po’ di tempo, i ristoratori ripassano gli spaghetti in padella – pratica orribile -  la quale caccia tutto il glutine e il risultato è una poltiglia insopportabile.

Ci parli di qualche città che Le piace…

Giovinazzo è una cittadina deliziosa, ha un centro storico molto bello, con locali giovanili quindi brutti e inutili. Trovo che sia molto bella e che gli abitanti di Giovinazzo siano molto civili.
Trani è magnifica. Dire bene di Trani è come parlare di Garibaldi. Lo sanno tutti che è bellissima.
Bitonto ha un bellissimo centro storico e gode della riapertura del Teatro Traetta, restaurato da poco.
C’è Barletta: Ho insegnato lì alla scuola serali, per guadagnarmi il pane. Avevo vent’anni ed ero il professore di gente più grande di me: operai, contadini, ragazzi rientrati dal servizio di leva, persone che dormivano a bocca aperta, durante il mio corso. Ricordo con tenerezza un signore, Sabino Tupputi, verso il quale sia io che mio padre eravamo legati. Oggi è il segretario di un importante uomo della città.
Non ho avuto un’idea chiara di Barletta, non l’ho capita…Ricordo un bellissimo castello e il Corso dove si trova il Teatro Curci. Quella zona era bella, civile, animata, sembrava di stare in una città del Sud America. E poi i barlettani sono eleganti e presuntuosi. Vera borghesia snob.
Alla fine io consiglio di girare la Puglia senza meta, sempre se i turisti riescono  a sfuggire ai delinquenti, ai teppisti, ai ladri, ai rubamacchine… Spennano la gente viva in Puglia, purtroppo. E’ un dato di fatto. Il problema è che la maleducazione, il teppismo, in questa terra è particolarmente incisiva. Pensi ai motorazzi che schizzano da una parte e dall’altra con  senza casco. Qui è proprio il tessuto ad essere degradato, soprattutto nei paesi che pretendono di essere città.
Si badi: la maleducazione non è soltanto quando non ti salutano; intendo dire, piuttosto, quando non si rispettano le norme più elementari della convivenza civile. Buttare la carta dal finestrino… E’ terribile. Questo non succede altrove, nel Veneto, ad esempio, o ad Udine dove sono il direttore del Teatro, se una persona si azzarda a spegnere il mozzicone sul marciapiede lo guardano male.

In Puglia non abbiamo nessun rispetto della Res Pubblica, è piuttosto la cosa di nessuno..
Il parrucchiere prende i residui del suo lavoro, li accatasta durante il giorno e la notte li butta per terra, perché non ha la cultura della raccolta differenziata.
Possiamo diventare come Napoli o come Udine. Possiamo diventare come Udine se tutti ragioniamo come Giovinazzo, capendo che abbiamo delle risorse da sfruttare e migliorare. Ma rischiamo di diventare come Napoli se pensiamo e agiamo come Bari.

Da dove bisogna cominciare a cambiare?

Dalla polizia armata, tolleranza zero, arresto immediato e tribunali aperti sempre, anche la notte e processi chiusi  in quarantotto ore per i maleducati. La prevenzione, l’educazione andavano fatte negli anni sessanta ma i tempi sono cambiati. Esiste solo la repressione durissima perché è l’unico linguaggio che questa gente può cogliere. Usare la mazza, non le panelle.

Non le manca mai questo trambusto umano?

No, no. Lo trovo schifoso, detestabile  e mi infastidisce.
Non è folkoristico, non è pittoresco, non mi diverte. Era altro il trambusto umano che preferivo,  quello – per intenderci - delle feste di paese di quand’ero bambino. Erano civili, dove l’unico sudiciume in cui ti imbattevi era la cera delle candele, era la traccia della devozione popolare. La musica della banda e non quella elettronica, l’eleganza di quei giorni, indossare la cravatta per mangiare con la famiglia una cassata. Guarda oggi come vanno in giro. E’ tutto molto triste, molto brutto. Che cattivo gusto!

Di tutte le sue professioni, lei preferisce quella di regista. Mi faccia i nomi di registi che apprezza al cinema, in teatro, in televisione.

C’è uno straordinario ragazzo tedesco che ha girato “La vita degli altri”, un capolavoro. Si chiama  Florian Henckel von Donnersmarck. Egli sa far recitare gli attori, sa riprendere, sa montare, sa raccontare col cinema.
In Italia gridano al miracolo per della robaccia inguardabile e inascoltabile. Sono idee stupide, scritte peggio di come sono state pensate, girate malissimo – neanche il documentarista più scadente degli anni sessanta avrebbe potuto fare tanto male – montate peggio, con musiche melensi, recitate senza talento. Il cinema è morto. Salvo Tornatore perché è bravo ma ha cinquant’anni. Di strada ne ha fatta.
Monicelli è stato un grande raccontatore di cinema. Germi un genio. Comencini, Rosi, Fellini, Antonioni: quelli erano davvero grandi nomi. Non faccio quelli di oggi: i nuovi registi sono solo dei ragazzacci, con queste storie minimaliste, le droghe, questa paccottiglia stupida da fotoromanzo di terz’ordine, i complessi della figlia che non va d’accordo con la mamma…E sono lo specchio di una società in cui una mamma si lamenta con me, in metropolitana, che deve lavorare per pagare la baby sitter…
A teatro, ci sono alcuni giovani registi attenti e molto bravi. Cappuccio, per fare un nome. Per il resto si vive di rendita. Ronconi è ancora un maestro ma, con tutto il rispetto, si dorme a teatro, sebbene sia una noia monumentale, alta, civile.
In televisione, non esistono più registi. Ci sono gli staccacamere. La regia in tv è morta da tempo. Io sono uno degli ultimi registi che adesso però fa il conduttore, perché loro preferiscono così. Oggi, la telecamera che balla è il massimo della libidine. Salvo però le trasmissioni di Piero Angela che sono ben fatte, Elisir perché Patrizia Belli che è la mia regista è davvero molto brava. Ancora: la grafica di Correva l’anno, i programmi di Minoli, il cui regista è Mancini, mio allievo. Nei suoi lavori c’è proprio una cura particolare ma sono programmi registrati. Nessuno sa fare bene la diretta.

Questo è il mio parere nudo e crudo…Non vi piace? Tanto io me ne vado a Cortina

.

Testo: Maria Dibenedetto

 


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