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 GIUSEPPE DI VITTORIO 

Il nome di Giuseppe Di Vittorio, illustre cittadino cerignolano, riecheggia nella storia d’Italia legato alle lotte contadine che animarono il secondo dopoguerra. Ancora oggi, Di Vittorio rappresenta una delle personalità più affascinanti espresse dal sindacalismo italiano.
Giuseppe Di Vittorio nasce a Cerignola nel 1892. La sua è la storia di un uomo che ha sperimentato la durezza del lavoro dei campi, comprendendo con fatica la disperazione della condizione contadina, ed ha dedicato al riscatto dei ceti lavoratori la propria esistenza.
Fu antifascista e patì il carcere. Nel 1936 combattè in Spagna a fianco delle Brigate Internazionali contro i franchisti. Dopo la Seconda Guerra mondiale venne eletto segratario nazionale della Cgil.
Cominciò così una grande stagione di battaglie per il riconoscimento e la tutela dei diritti dei lavoratori.
Democrazia e giustizia sociale. Questi gli ideali che guidarono il sindacalista, nel cui lavoro, intriso di passione umana, si riversò l’ideologia socialista di stampo turatiano.
Nel 1944 firmò il Patto di unità sindacale a Roma, e nel 1949 elaborò il Piano per il lavoro, un progetto di sviluppo economico che avrebbe dovuto determinare l’aumento dell’occupazione e la crescita economica del Sud.
Per Di Vittorio le armi della lotta sindacale dovevano essere quelle messe a disposizione dalla democrazia. La violenza era quindi bandita.
Proprio per sedare la furia dei moti contadini che intervenne ad Andria nel marzo del ’56.
Fino agli ultimi giorni della sua vita, Di Vittorio si battè per l’unità sindacale. Era quello il punto di forza delle organizzazioni dei lavoratori. "Per salvaguardare la propria unità e la propria efficienza il sindacato deve tener conto che di esso fanno parte lavoratori di differenti e opposte ideologie, per cui è obbligato a non urtare sentimenti e convinzioni dei lavoratori delle varie correnti. Da ciò deriva la necessità che il sindacato come tale si astenga dal prendere una propria posizione di natura strettamente politica. Vi sono problemi politici che si intrecciano con quelli sociali e che perciò possono essere di grande interesse per tutti i lavoratori. Su questi problemi il sindacato deve prendere e sostenere attivamente una propria posizione".
Dalle sue parole trapela il profondo attaccamento al mondo dei lavoratori. La certezza che la creazione di condizioni di vita dignitose debba impegnare tutte le categorie sociali e lavorative in un’azione di lotta solidale.
Morì a Lecco nel 1957, lasciando la battaglia sindacale ai suoi successori.


Testo:
Nicola Di Molfetta

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