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 L'800 

Gli eventi storici che caratterizzano il XIX secolo (il fallimento del progetto illuministico di collaborazione tra classe intellettuale e potere, la restaurazione borbonica e l'annessione al Regno d'Italia) provocano una larga eco in Puglia e vengono vissuti con intensa partecipazione. Tuttavia il moto di ripresa economico-sociale iniziato nel '700 non si ferma, anzi procede spedito soprattutto per quanto riguarda l'assetto culturale. Si intensificano i rapporti con altri centri, quali Roma, Milano e Firenze e si attenua la dipendenza da Napoli. Ciò significa che nonostante la cultura e la letteratura pugliesi continuino gli avviamenti propri del secolo precedente, non esitano ad assumere e trapiantare in sé, pur con ritardo, gli indirizzi propri del nuovo. A partire dal 1860 (anno dell'Unità d'Italia) le culture locali acquistano un carattere sempre più provinciale e municipale, in favore di un più ampio discorso nazionale. Solo nei settori scientifici, giuridici ed economici la Puglia mantiene una certa autonomia ed originalità, mentre gli studi umanistici subiscono una battuta d'arresto, anche a causa del degrado delle istituzioni scolastiche. Notevole è infatti l'impegno delle Società Economiche, attraverso studi e relazioni, per il miglioramento e l'incoraggiamento delle attività agricole e produttive, che innescano quella riflessione meridionalista che proseguirà per tutto il '900. La nuova realtà sociale post-unitaria origina una cultura dell'opposizione, che è pratica, politica e sindacale e che si sviluppa parallelamente a quella tradizionale e borghese. Da queste due inclinazioni culturali si possono riconoscere i due schieramenti sociali: quello riformista e progressista, cui fanno capo gli intellettuali scienziati, e quello conservatore, cui si riferiscono i letterati. La cultura dell'opposizione trova sbocco nella pubblicazione di giornali e riviste (curati dai maggiori esponenti), che comunque restano a livello provinciale e rappresentano una realtà limitata. Infatti il grosso del amercato tipografico-editoriale resta appannaggio dei bollettini e delle gazzette ufficiali delle intendenze e dei tribunali, a causa della cronica mancanza di programmi editoriali e dell'utilizzo di forme e di metodi di lavoro arretrati. Tornando al discorso letterario si deve concludere che, piuttosto che parlare di una specifica cultura pugliese ottocentesca, si deve parlare del contributo dei nostri intellettuali al vivo della cultura nazionale.
GIORDANO BIANCHI DOTTULA marchese di Montrone (1775-1846), poeta, letterato e traduttore di classici latini e della Bibbia, è considerato il tramite del purismo, inteso quale segno degli ideali patriottici, nel Mezzogiorno e a Napoli.
VITO FORNARI di Molfetta (1821-1900), allievo con De Sanctis di Basilio Puoti, autore di testi fondamentali per l'insegnamento linguistico, quali "Arte del dire" e "Le istituzioni di eloquenza", usati in epoca post-unitaria in tutte le scuole d'Italia.
SAVERIO BALDACCHINI di Barletta (1800-1879), letterato e teorico di un romanticismo moderato, traduttore dei versi di Byron e Shelley oltre che di testi antichi. I suoi scritti in versi e in prosa riflettono il passaggio da una letteratura di tradizione neoclassica ad una più pensosa e sensibile.
MICHELE BALDACCHINI di Barletta (1803-1870), fratello di Saverio, autore di romanzi storici e di scritti storici. La sua attività di romanziere esprime l'indirizzo del Romanticismo meridionale, temperato da elementi tradizionali e puristici. Moltissimi gli intellettuali che si dedicano agli studi storici: Luigi Blanch, Sigismondo Castromediano duca di Cavallino, Giuseppe Del Re, Giuseppe Massari. Quest'ultimo, partecipe delle vicende culturali, giornalistiche e diplomatiche italiane, si è distinto per l'impegno per la diffusione del pensiero di Gioberti nel Mezzogiorno.
Nel Salento si sviluppa un'interessante letteratura di provincia remota sottoforma di romanzo storico attraverso l'opera di LEONARDO ANTONIO FORLEO di Francavilla Fontana e di GIUSEPPE CASTIGLIONE di Sannicola di Lecce. Il primo scrive "L'assedio di Parma", in cui si rintraccia facilmente il riflesso della situazione contemporanea pur nella trasposizione cronologica. Inoltre appaiono evidenti le differenze del romanzo storico meridionale rispetto ai modelli lombardi e toscani, che sono pervasi da intenti civili e pedagogici, mentre il nostro è allineato sulle posizioni borboniche. Forleo accenna anche alla polemica contro progresso industriale e tecnologia. Castiglione nel suo "Cingallegra" punta l'attenzione sui rapporti di classe e sulla sopraffazione dei più deboli.
La poesia dialettale trova i suoi migliori interpreti in due poeti: FRANCESCO SAVERIO ABBRESCIA e FRANCESCANTONIO D'AMELIO. Abbrescia, barese, rappresenta gli ambienti e le figure umili della vecchia Bari mercantile e popolare. D'Amelio, leccese, scrive motivi cantabili popolari che acquistano risalto e valore per la grazia del dialetto salentino.
Durante gli ultimi decenni del secolo si diffonde la cultura tardo-romantica e positiva, tra i cui rappresentanti vanno annoverati i fondatori o curatori delle maggiori riviste dell'epoca, cioè Valdemaro Vecchi("La rassegna pugliese"), Pietro Palumbo("Rivista storica Salentina"), Giuseppe Petraglione("La cronaca letteraria").
Altri intellettuali positivisti sono Raffaele De Cesare, Nicola Zingarelli .
Prende piede poi una cultura e letteratura di ispirazione politica, radicale o socialista il cui maggior esponente in Puglia è Carlo Cafiero, anticipatore della coscienza critica del socialismo, amico di Marx di cui traduce "Il capitale".
Non va trascurata, infine, la notevole cultura musicale con compositori di livello nazionale, come Mercadante, De Giosa, Curci e Giordano.

Testo: Rossella Tresca

 

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