Venerdì 22 e sabato 23 giugno in Piazza San Nicola a Squinzano, in provincia di Lecce, torna la sesta edizione di “Città della musica. Il piccolo comune salentino nel corso del novecento ha visto crescere e affermarsi la grande tradizione bandistica, rappresentata soprattutto nel periodo diretto dai fratelli Ernesto e Gennaro Abbate, e il grande jazz con il concittadino Nicola Arigliano. Nelle precedenti edizioni ha ospitato, tra gli altri, Stefano Bollani, Enrico Rava, Peppe Vessicchio, Albano, Christian Meyer, Enrico Capuano, Raffaele Casarano, Nandu Popu, Alessandro Quarta.

Venerdì 22 giugno (ore 21 – ingresso 15 euro + dp) il pianista e compositore Nicola Piovani, Premio Oscar per la colonna sonora del film “La vita è bella”, proporrà lo spettacolo “La musica è pericolosa”, accompagnato da Marina Cesari (sax – clarinetto), Pasquale Filastò (violoncello – chitarra), Ivan Gambini (batteria -percussioni), Marco Loddo (contrabbasso), Rossano Baldini (tastiere – fisarmonica). La serata sarà aperta dai finalisti del Premio Jazz Nicola Arigliano (Manuel Magrini, Carmen Nacci, Gabriella Poci e Max Mura) e da un omaggio al crooner salentino del cantante Maurizio Petrelli che ha pubblicato, da pochi mesi, “Scatole di vetro”, prodotto dall’etichetta romana AlfaMusic. L’album, continuazione ideale di un percorso musicale che ha avuto come prima tappa il precedente “Amori e Altre Storie. Divagazioni di un alchimista” (AlfaMusic 2015), arrangiato da Franco Piana e Vincenzo Presta, contiene un omaggio ai motivi più famosi di Arigliano e una rilettura di “Colpevole” (AlfaMusic, Nun, Raitrade), Premio della Critica al Festival di Sanremo 2005.

Nicola Piovani sarà accolto (ore 20 – Piazza Plebiscito) dal concerto della Banda Municipale di Squinzano Ernesto e Gennaro Abbate. Il compositore, grande estimatore della musica da banda, nella sua biografica racconta: “In Puglia ho scoperto le composizioni del maestro Ernesto Abbate. Era stato per anni direttore della banda di Squinzano e fu inventore del genere marcia sinfonica, lasciando partiture dai titoli curiosi ancora rinomate nell’ambito bandistico”, sottolinea. “Una sua marcia in particolare mi colpì, un breve pezzo sinfonico per banda misteriosamente intitolato “A tubo”. L’ho ascoltato e riascoltato con attenzione e mi sembra un brano che nell’invenzione tematica e armonica, nell’uso ingegnoso dei cromatismi, negli stupendi deragliamenti che si permette, contiene già buona parte della poetica musicale del fellinismo rotaiano. Non so se il maestro Rota, che in Puglia ha lavorato a lungo, abbia mai ascoltato A tubo, ma penso che quella marcia gli sarebbe tanto piaciuta”.

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