Probabilmente, tra tutte le località più rinomate del Salento, Torre Vado è meno in luce delle altre, perché ancora poco conosciuta e questo è un vero peccato.
Cercando di presentare al meglio questa splendida cittadina, mettiamo in primo piano la torre che ha dato il nome alla località.

La struttura fortificata risalente al secolo XVI, quando il sovrano spagnolo Carlo V era impegnato a tessere una vera e propria rete di torri, che dovevano fungere da protezioni  nei confronti della terra Salentina contro gli invasori saraceni. Restaurata nel 1935, ha pianta circolare ed è dotata di scala d’accesso, mentre un tempo era attrezzata anche con un messaggero a cavallo, il che le valse la denominazione di “torre cavallara“.

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Torre vado è bagnata dal mar Ionio, i cui fondali sono abitati da una ricca fauna e flora marina, ma non solo. Sul fondale antistante la città, si nasconde da qualche anno  il relitto di una nave turca dal nome Teflik Kaptan.
Affondata il 6 luglio del 2007 in seguito ad uno spostamento del suo carico di matasse di filo di ferro, circa mille tonnellate; si mormora che fu effettuata dal comandante una manovra errata.

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Da quel fatidico giorno, il relitto era pronto per la sua nuova vita.
 Da allora i sessantacinque metri di lunghezza della nave hanno iniziato ad accogliere tutte le forme di vita sedentarie trasportate dalle correnti, più le innumerevoli specie ittiche che nella complessa struttura trovavano validissimo rifugio.

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Oggi il relitto è una palestra in tutti i suoi aspetti. La profondità massima di soli 22 metri  è ideale per principianti e per gli esperti. Le strutture sono molto sicure, prive di lenze, reti e pericoli del genere.  I pesci pelagici sono già accorsi intorno allo scafo. Banchi di castagnole, boghe, mennole e zerri sono sempre presenti e sono arrivate anche le prime cernie dorate.
La visione più suggestiva del relitto è la prua vista dal fondo: la nave appare in tutta la sua imponenza.

 

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