Sand’Anduène: cande, fìscke e suéne! Il carnevale di Sammichele, è tra i più rinomati del territorio barese e si può fregiare di un’antica tradizione che affonda le sue radici in un passato lontano, oggi l’evento ha ottenuto il Patrocinio dell’assessorato al Turismo Regione Puglia.
La festa, ha inizio, secondo un’antica tradizione, il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate con il detto di “Sand’Anduène: cande, fìscke e suéne!”
È un carnevale che si sviluppa in un contesto umile e contadino, dove, per trascorrere la ricorrenza in allegria si invitano conoscenti, parenti e amici mettendo a disposizione la stanza più grande e accogliente della casa e creare, speriamo!, occasioni di matrimonio per le figlie…con una brava persona, presentata da gente perbene!.
Questa è la scena che annualmente si vuole rappresentare organizzando u festìne (il festino di carnevale). 
Gli attori principali del festino sono: u mèste de balle (il caposala), le compagnie mascherate, il conduttore, il portinaio (u pertenare), il motorista.
U mèste de balle, è normalmente il padrone di casa. Anima e coordina la serata e fa rispettare le regole. Il caposala decide quali e quanti cavalieri possono invitare le dame al ballo, il momento in cui fare i giochi e ha il potere di allontanare dal festino chi non mantiene un comportamento adeguato.
Le compagnie mascherate sono i festanti che chiedono di poter partecipare ai festini, per qualche ballo.
Il conduttore è una persona conosciuta in paese, affidabile, che ha la responsabilità di introdurre la compagnia mascherata e di farsi riconoscere
U pertenare, è una persona di fiducia del padrone di casa, responsabile dell’ingresso delle compagnie mascherate, consente l’accesso delle maschere solo se reputa affidabile il conduttore.
Negli anni cinquanta è introdotta la figura del motorista, “U motorìste” che mantiene viva la festa con il giradischi, lui sceglie la musica interpretando i gusti musicali della compagnia mascherata
Gli invitati siedono lungo le pareti della stanza divisi in dame e cavalieri.
Quando una compagnia mascherata vuole unirsi a un festino organizzato, il conduttore bussa e chiede permesso “iè permèsse a na chempagnìe de maschere?”, se il portinaio riconosce il conduttore e lo reputa persona di fiducia, apre la porta e la compagnia entra tra gli applausi, rime e raffinatezze (fenèzze) dei festanti. A questo punto il caposala invita maschere e conduttore a ballare dicendo “Maschere e conduttore possono invitare”. Le maschere, solo dopo essere state autorizzate, possono invitare al ballo i cavalieri del festino, il conduttore, dopo le maschere, invita al ballo una dama se uomo, un cavaliere se donna. Hanno, così, inizio le danze, gli scherzi burloni, le battute in rima baciata e le scenette teatrali arricchite di doppi sensi e improvvisate sul momento
La maschera tipica sammichelina è “l’homene curte”. Rappresenta il sempliciotto goffo del paese, oggetto di scherzi e burle. La maschera si inspira alla figura del contadino che si reca ai festini per trascorrere il carnevale e trovare moglie. Si raffigura con un sacco di juta, in testa “u farnale”, una giacca abbottonata in vita e un bastone infilato nelle maniche della stessa per colpire i festanti ballando goffamente. Probabilmente esisteva anche una maschera che s’inspirava alla “fèmena corte” e al “Ceccànduène” che portavano in scena i difetti della gente comune.
La compagnia mascherata può rimanere a fare festa fino a quando il caposala non invita le maschere ad uscire con il fatidico: “ringraziamo maschere e conduttore”.
Il carnevale si conclude con il rito “du müerte”.
A mezzanotte del martedì grasso, al grido di “chiangìte, u carnevale jè müerte” il caposala decreta la fine del carnevale
Una processione funebre composta dalla vedova inconsolabile e parenti del morto, gira per i festini organizzati nel paese. Il corteo invita i festanti a compiangere il morto a colpi di stracci bagnati e si offrono di asciugare le lacrime con ruvidi fazzoletti.
Le celebrazioni del carnevale sconfinano, senza maschere, nel primo sabato e domenica di Quaresima con il gioco della “pegnàte”, la pignatta.
Si predispone un recipiente di creta contenente ceci, biscotti, cioccolatini e altre sorprese che dovrà essere rotto con un bastone da un giocatore bendato.
A questo punto i giochi si sono finalmente conclusi, Arrivederci al carnevale dell’anno venturo. “Ce Dì(e) vole a l’uanne ce vène”

 

Fotografie

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