Questo itinerario attraverso la bassa Murgia, può essere un ottimo punto di partenza per conoscere le migliori risorse architettoniche e paesaggistiche della Puglia.

Sfruttando l’ottima rete stradale e ferroviaria si può raggiungere la stazione di Barletta provenendo indistintamente da Nord o da Sud.

La sua vicinanza con siti storici e naturalistici di grande rilievo ne fanno un ottimo punto di partenza. Prima di iniziare il percorso si consiglia la visita ai principali monumenti della città, tutti facilmente raggiungibili dalla stazione essendo ubicati nel centro storico.

Partendo da corso Garibaldi si incrocia la chiesa del San Sepolcro, nel cui piazzale antistante è situata la statua del colosso Eraclio. Di fronte, prendendo una delle sette rue, arriviamo al cospetto della facciata barocca del Palazzo della Marra.

Procedendo a destra lungo via Cialdini costeggiamo la cantina della Disfida di Barletta per poi arrivare lungo via duomo alla Cattedrale Santa Maria Maggiore. Superato il campanile si vedrà di fronte uno dei quattro bastioni del Castello Federiciano, che ospita la collezione De Nittis. 

Il percorso proposto in bicicletta con l’aiuto del road book allegato vi permetterà di scoprire il paesaggio lungo strade poco trafficate.

L’itinerario parte dalla stazione ferroviaria di Barletta, attraversati i giardini e svoltando a sinistra ci si immette su via Imbriani che ci porta, superando il ponte, fino all’estrema periferia Ovest della città. La prima parte del percorso, circa 20 km si snoda lungo una strada provinciale abitualmente frequentata da cicloamatori. 

La prima sosta si può effettuare a Montegrosso dopo 23 km dove si possono riempire le borracce alla fontana. Lasciato Montegrosso si svolta a sinistra verso il santuario del S.S.Salvatore per poi prendere la strada in salita che ci porta ai 480 m. di Castel del Monte.

A Castel del Monte, dopo i 53 Km percorsi, siamo a metà del percorso e ci si può rifocillare, per poi proseguire, questa volta in discesa, verso Minervino Murge e poi alla diga del Locone.

La diga prende il nome dal torrente Locone arginato per creare un invaso d’acqua per irrigazione. Il bacino d’acqua dolce ha ricoperto una valle allagando case e strade, ancor oggi riconoscibili dai tetti e dai comignoli più alti che affiorano al centro della diga. 

Questo nuovo microclima ha creato l’habitat ideale per aironi, cormorani, svassi e falchi. Dalla diga il percorso continua per 15 km costeggiandola, attraversando zone rimboscate e canneti. Lasciata la diga ci aspetta una lunga salita che ci riporta a Minervino.

 

Fotografie

Marcella Russo

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