Un Fiume di Emozioni

 

Il fiume Ofanto

 

Il Fiume Ofanto con i suoi 170 km di lunghezza disegna un itinerario  ambientale e turistico, non molto conosciuto ma che merita di essere considerato attentamente sia per il vasto assortimento di specie viventi, vegetali ed animali, che lo animano e che lo rendono, per varietà e ricchezza, una delle poche aree naturali di rilievo della Puglia e del basso Adriatico; e sia per le città ed i paesi, dalla storia importante e dalle attrazioni turistiche accattivanti, che s’incontrano durante il suo percorso.

La sorgente principale da cui ha origine l’Ofanto, è posta a sud di Torella dei Lombardi in provincia di Avellino (nelle falde delle colline di Nusco) a quota 715 metri sul livello del mare.

Il fiume, dopo un lungo e tortuoso peregrinare tra le province di Avellino, Potenza, Foggia e Bari, dopo aver raccolto le acque da un bacino di circa 2.800 kmq e attraversato il territorio di tre regioni, sfocia in Puglia, in prossimità del golfo di Manfredonia.

Il suo ampio bacino interessa una popolazione di circa 400.000 abitanti. Bagna il centro abitato o soltanto il territorio comunale di 51 comuni, diciassette in Campania, ventitrè in Basilicata (fra cui Rionero in Vulture, Venosa, Melfi e Lavello) e undici nel tacco d’Italia, nel quale funge anche da confine naturale fra le due province più a nord; fra le città pugliesi interessate dal passaggio del fiume ricordiamo, fra le altre, Minervino Murge, Canosa di Puglia, Cerignola e San Ferdinando, oltre che i due centri fra i quali è posta la foce, Margherita di Savoia e Barletta.

Dal punto di vista storico è documentato che il fiume Ofanto fosse già ben conosciuto dai poeti latini quali Livio, Orazio e Virgilio, con l’antico nome di Aufidus flumen; è ricordato, inoltre, da poeti medioevali, con vari nomi tra i quali ricorrono i termini di Offidi, Aufidi, Aufentum ed infine con il termine con il quale è noto oggi.

L’Ofanto, nonostante i gravi attentati alla sua salute derivati dall’inquinamento industriale, conserva ancora un ricchissimo patrimonio ambientale (la sua foce è stata riconosciuta area naturale protetta dalla Regione Puglia).

 

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In particolare la zona umida nei pressi di Margherita favorisce la presenza di molte specie animali fra cui un gran numero di volatili quali l’avocetta, la ballerina gialla (dorso grigio e parti inferiori gialle) e il piro piro piccolo (lungo 20 cm e con il dorso brunoverdastro); inoltre non è difficile incontrare il tuffetto, il più piccolo degli Svassi, tozzo con collo e becco corti, che costruisce il suo nido ancorato e nascosto tra la vegetazione delle sponde, e la gallinella d’acqua, massiccio uccello nerastro con becco e placca frontale rossi, riconoscibile perché corre sia sul terreno che sull’acqua per spiccare il volo.

Per non parlare del martin pescatore, con il suo piumaggio verde-azzurro iridescente, dell’airone cenerino, di grandi dimensioni (90 cm) dal piumaggio grigio pallido, dell’airone rosso, più piccolo del precedente e di colorazione più scura, della garzetta, del gabbiano, del pendolino e di molti altri ancora.

Lungo le rive la vegetazione offre riparo anche a molte specie di mammiferi (volpe, riccio, topo campagnolo), rettili (biscia d’acqua, biacco, ramarro) e anfibi (rane, rospi, raganelle).

I pesci trovano una situazione ospitale soprattutto nella zona appenninica dove il fondo, solitamente ghiaioso e ciottoloso, ospita solo poche specie di piante, in prevalenza forme arbustive ed erbacee.

Quando il fiume scende verso la pianura incomincia ad accumulare limo in quantità tale da poter consentire ad alcune piante di crescere sul fondo, mentre sulle rive si possono riconoscere i salici dalle caratteristiche foglie lanceolate e i pioppi.

Nei pressi di Canosa, man mano che il fiume scorre verso il mare e il suo letto diventa sempre più ampio, la velocità dell’acqua diminuisce al punto tale da consentire un accumulo sempre maggiore di limo e fango, che permette la crescita sugli argini di numerose e differenti piante; in questa zona sono presenti faggi, ontani e querce.

Lungo gli argini si possono trovare anche la canna, la cannuccia e la lisca maggiore o tifa.

I margini dei tratti inferiori del fiume sono in grado di ospitare animali adattati a vivere in acque ferme con corrente minima o inesistente. La zona centrale del fiume, dove l’acqua è più profonda, rappresenta l’ambiente ideale per pesci come la carpa, che si nutre prevalentemente di piante e il pesce gatto, che mangia pesci, rane, piccoli mammiferi e uccelli acquatici.

 

 

 

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